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Nba, Luke Walton: il coach del mese è senza vittorie

L’allievo di Phil Jackson sta sostituendo Steve Kerr sulla panchina di Golden State: i successi non entreranno nel suo curriculum, ma intanto è stato premiato come migliore di novembre. E sta conquistando tutti, anche Kobe Bryant.Il paradosso di un allenatore con zero vittorie ufficiali nel curriculum ma il premio di coach del mese perché la sua squadra ha vinto tutte e 19 le partite. E’ il compromesso che va bene a tutti, con cui la Nba ha premiato Luke Walton per il gran novembre dei suoi Warriors anche se, essendo coach ad interim, le vittorie sono ascritte al bilancio in carriera del “titolare” Steve Kerr. Dover accreditare le vittorie agli assistenti ad interim e non ai coach costringerebbe tra l’altro a rimettere mano ad alcuni record, come il primato di vittorie in panchina di Don Nelson, 1335: una decina di volte allenò Avery Johnson al suo posto per motivi di salute, e allora il primato dovrebbe tornare a Lenny Wilkens (1332). “Mi sento il vero allenatore. E deve essere così, i giocatori mi devono vedere così, perché è l’unico modo perché tutto vada come deve”, ha detto Walton.“Ero sicuro che dessero a me il premio di allenatore del mese, avendo vinto tutte le partite – ha scherzato Kerr -. Sono estremamente orgoglioso di Luke, dell’intero staff e di tutti i giocatori. E’ incredibile quello che hanno fatto”. Il coach dei Warriors quest’anno deve ancora andare in panchina per i postumi di un intervento alla schiena: le ultime indiscrezioni parlano di un ritorno a febbraio. “Mi rende felice vedere come stiamo andando. Ma è anche molto, molto difficile non esserci. Mi manca essere parte della squadra, è un po’ frustrante”, ha detto Kerr, raccontando al San Francisco Chronicle che la schiena sta bene ma ha ancora mal di testa e altri effetti collaterali che rendono proibitive previsioni. “Quando starò meglio, tornerò ad allenare. La parte più difficile è non sapere quando starò meglio”. Kerr è coinvolto nella quotidianità della squadra, ma in partita tocca a Walton: “E’ ridicolo che le vittorie siano riconosciute a me. Sto seduto in spogliatoio e guardo le partite alla tv, in molte delle trasferte neanche sono con la squadra. E’ Luke che sta facendo il lavoro con il resto dello staff. Queste vittorie sono sue, non mie. E’ la cosa più stupida che abbia mai sentito”, ha detto a Espn. “Ha fatto un lavoro fenomenale, queste vittorie gli dovrebbero essere riconosciute – ha detto Draymond Green -. E’ stato grande. Ed è sempre lui. Non ha cambiato il modo in cui si comporta. Fa quello che fa un allenatore. E’ incredibile come si è adattato al ruolo”. Aggiunge Stephen Curry: “E’ sempre molto a suo agio. Fiducioso in quello che ci dice, nella preparazione, nel piano partita”.“Non so come sta. Penso che si sia scocciato che gli venga chiesto e allora ho smesso”, scherza Walton su Kerr: ““Mi ha detto: non ti preoccupare, l’anno scorso abbiamo vinto 67 partite e non sapevo minimamente cosa stavo facendo. Steve ha fatto tanto per me. Aggiungere un paio di vittorie al suo totale è il minimo che io possa fare. Se fosse uno di quegli allenatori che vuole fare tutto da solo, sarei completamente perso. A tanti non piace coinvolgere gli assistenti, Steve lo fa al massimo”. E ancora: “Questo divertimento e successo è grazie a quello che Steve ha costruito. Noi lo stiamo solo portando avanti. E lui sta soffrendo, ogni giorno. Mi sento quasi colpevole perché lui soffre e noi ci divertiamo così tanto”. Infine: “Le vittorie non contano, i record neanche. La nostra preoccupazione è vincere e continuare a crescere in questo periodo in cui Steve non può allenare”.Walton aveva fatto l’assistente a Memphis durante il lockout 2011, poi dopo il ritiro nel 2013 ha lavorato per un anno allo sviluppo giocatori dei D-Fenders in D-League, prima della chiamata di Kerr nel suo staff prima come assistente nel 2014, e quest’anno come head coach associato, seppur in uno staff con tecnici di esperienza maggiore. Figlio di un Hall of Famer come Bill Walton, 35 anni, Luke Wlaton è stato allievo di Lute Olson ad Arizona, frequentata anche da Kerr, ed entrambi lo sono stati di Phil Jackson. Ed è agli anni col Coach Zen che Walton dà credito, soprattutto il 2009-10: “La schiena era messa male e non sapevo quando avrei potuto tornare a giocare. Non c’era nient’altro che potessi fare tranne stare col trainer per fare terapia tutto il giorno. Jackson è passato da esperienze simili, e come ha aiutato lui, ha aiutato anche me”.E l’approvazione è arrivata anche da un ex compagno non qualunque come Kobe Bryant: “Gli dicevo spesso che era il prossimo Phil, perché era un giocatore nella media con una schiena messa male. Ha sempre avuto una testa brillante. Capiva flusso, tempi, spaziature, come gestire una squadra nella maniera migliore. Phil l’aveva preso sotto la sua ala come Holzman aveva fatto con lui ai Knicks. Non potrei essere più felice per lui. Sembra molto a suo agio nel ruolo. E avere come mentore Phil Jackson non è male”. Con una mano sulla spalla, come nel suo stile, dice Walton: “E’ un’esperienza incredibile. Volevo allenare e ora ancora di più. Non c’è niente come giocare, ma questo ci si avvicina”. Ha trovato il modo migliore per farselo piacere.

Nba, Luke Walton: il coach del mese è senza vittorieultima modifica: 2015-12-02T18:52:28+01:00da matteuzzo2001
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