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Nba, New Orleans in difficoltà: stagione già compromessa

I Pelicans erano pronosticati tra le squadre playoff del West, invece hanno perso 14 delle prime 18 partite nonostante Anthony Davis. Ecco perché la stagione è compromessa. E perché può ancora essere raddrizzata.Prima dell’inizio della stagione, i New Orleans Pelicans erano considerati una squadra in forte ascesa nella Western Conference, tanto che alcuni pronosticavano un record addirittura oltre le 50 vittorie. La realtà del primo mese di stagione ha raccontato una storia molto diversa: i Pelicans hanno perso 14 delle prime 18 partite, tristemente buono solo per il penultimo record a Ovest, il terz’ultimo dell’intera NBA dietro Sixers e Lakers. Colpa di alcuni infortuni chiave, di un calendario non semplice, dell’adattamento a un nuovo coach con un nuovo sistema, ma dopo quasi un quarto di stagione bisogna iniziare a ponderare cosa fare. Perché l’ottavo posto a Ovest dista sole quattro partite, ma per raggiungere le 45 vittorie che l’anno scorso hanno permesso di staccare l’ultimo biglietto utile per i playoff bisognerà chiudere con un record di 41-23, pari al 64% di vittorie che al momento permetterebbe di essere terzi a Ovest. Impresa estremamente complicata, ma non impossibile.Il vero problema che i Pelicans hanno fin dall’anno scorso non è l’attacco, che era nella top-10 della Lega anche con Monty Williams in panchina, ma la difesa: New Orleans è la peggior squadra per Rating Difensivo dell’intera NBA, a 109.1 punti concessi su 100 possessi. Un numero che si spiega con le ottime prestazioni balistiche avversari (52.2% di percentuale effettiva, a un solo decimo di punto dall’ultimo posto) e le pochissime palle perse forzate (12.3%, 25° nella Lega). Inoltre la fragile difesa dei Pels concede tantissimi punti facili, sia nei pressi del ferro (contro di loro si segna con il 64.3% nell’ultimo metro di campo, e un tiro su quattro è un sottomano) che soprattutto da tre punti, dove gli avversari tirano col 41% (ultimissimi in NBA). In estate per sistemare la difesa era stato preso un “guru” degli assistenti allenatori come Darren Erman, discepolo di Rivers e Thibodeau, ma finora il lavoro non sta ancora dando i suoi frutti, e anche in attacco la situazione è peggiorata nonostante l’arrivo di un allenatore spiccatamente offensivo come Alvin Gentry. I Pelicans alternano buone abitudini a risultati mediocri: ad esempio corrono tanto (7° per possessi nella Lega) ma sono solamente nella media per percentuali effettive al tiro; penetrano tantissimo (secondi in NBA con 32.3 penetrazioni a partita) ma vanno poco in lunetta e arrivano poco a concludere al ferro; usano meno di tutti in post basso (solo 11.9 tocchi a partita) e sono pessimi a rimbalzo offensivo (solo Charlotte fa peggio di loro). Anche le scelte estive di investire su Asik e Ajinca non stanno pagando: pur avendo buone percentuali nella protezione del ferro, i due sono tra i peggiori della squadra quando sono in campo, con il turco che nei 150 minuti passati in campo ha fatto registrare un orrendo -22.3 di Net Rating.Stando a basketball-reference.com, nessuno ha avuto un calendario peggiore dei Pelicans finora, complici anche le due partite contro i Golden State Warriors di un indiavolato Steph Curry da 40 punti all’esordio e altri 53 nella seconda. Inoltre hanno finalmente esordito due guardie come Tyreke Evans (subito titolare contro Memphis e protagonista con 20 punti, 10 assist e 5 rimbalzi) e Norris Cole, che allungano una rotazione ridotta all’osso dai problemi fisici di questo inizio di stagione. Anche a livello di statistiche qualche motivo per sorridere c’è: i Pelicans perdono pochi palloni (solo 12.7%, 4° nella Lega), sono più che discreti a rimbalzo difensivo (9°), le percentuali nelle triple dall’angolo saliranno dall’orrendo 29.6% attuale e, soprattutto, hanno Anthony Davis. Con lui in campo il differenziale su 100 possessi scende a “soli” -3.3 punti, con quello che sarebbe il 9° attacco della Lega: contando che finora ha giocato solo 526 minuti (quarto di squadra) per via degli infortuni, i Pelicans dovranno aggrapparsi alla loro stella per tentare una difficile rimonta. E se così non fosse, si potrebbe pensare che un giro nella lotteria del Draft non sarebbe una cattiva idea, con il sogno di affiancare a AD quel Ben Simmons che sta incantando a meno di 130 km di distanza da New Orleans con la maglia dei Tigers di LSU.

Nba, New Orleans in difficoltà: stagione già compromessaultima modifica: 2015-12-02T18:44:46+01:00da matteuzzo2001
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