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Vela, Pedote oltre la Transat Fabre: “Pronto al giro del mondo”

Il velista azzurro racconta la vittoria di classe e il terzo posto nella generale nella traversata atlantica Le Havre-Itajaì con il Multi 50 FenêtréA-Prysmian e in compagnia di Erwan Le Roux: “L’uscita dalla Manica il momento più duro, ora mi godo questo momento magico. Io alla guida di un team italiano alla Volvo Ocean Race? Sarebbe bello”“Direi proprio che son felice di avere un problema come questo!”. Giancarlo Pedote, al telefono, appena sceso dal suo trimarano e mentre attorno sparano fuochi artificiali di benvenuto, scherza alla domanda su cosa farà dopo aver vinto la Transat Jacques Vabre in compagnia di Erwan Le Roux con il Multi 50 FenêtréA-Prysmian. Una vittoria di classe e un terzo posto in classifica generale dopo i due maxi-tri con il tempo di 16 giorni, 22 ore, 20 minuti, 13 secondi che sulle 5400 miglia da Le Havre e Itajaì fanno una media di 13,3 nodi.

Qual è stato il momento più difficile della regata?
“L’uscita dalla Manica è stata davvero difficile. Un mare pazzesco. Il trimarano ha movimenti improvvisi e violenti. A parte l’imperativo di non rompere a me era venuto pure il mal di mare. Freddo, bagnati, io che stavo male. Dura, è stata dura. Ma siamo riusciti a gestire la situazione”.
Una tattica conservativa nella tempesta e una strategia che si rivela indovinata nel portarsi più al largo degli altri due Multi 50. Poi, dopo le Azzorre, un primo attacco al battistrada Ciela Village, e quello decisivo poco a Nord delle Canarie. Passaggio della zona di Convergenza Intertropicale, il famoso Pot au Noir, indovinato assieme al routeur Jean Yves Bernot (i Multi 50 avevano un router a terra), l’Equatore, il sorpasso del terzetto degli Imoca all’altezza dell’isola di Fernando de Noronha, pure la rottura e la riparazione della randa. E poi, tra botte a 30 nodi davanti a Rio e cali di vento siete arrivati a Itajaì…
“Una vittoria costruita con una corretta gestione della barca, con la scelta dei materiali giusti e con una strategia vincente. E grazie a un team perfetto. Erwan e io siamo molto simili. Entrambi veniamo dai Mini ed entrambi siamo molto determinati. È un anno che lavoriamo su questo progetto e davvero le conclusioni a cui arriviamo sono le medesime. Non c’è quasi bisogno di parlare. La dimostrazione che siamo un equipaggio che funziona sono le sei vittorie di quest’anno”.Già perché prima della Transat Jacques Vabre avete collezionato cinque primi posti nelle cinque regate disputate dall’inizio del 2015…

“Sì. E direi che, il 5, è un numero che mi piace. Nel 2014 con il Mini ho vinto tutte e cinque le regate a cui ho partecipato. Ma tornando a oggi questa vittoria è un’altra tappa del mio percorso e un’altra esperienza da aggiungere alla tante altre: il Mini, il Class 40, le regate in solitario, quelle in coppia. Ora anche il multiscafo. Un passaggio per essere sempre più completi. È il mio mestiere. Ed è un mestiere nel quale non si finisce mai d’imparare. E io continuo ad accumulare esperienza. Direi che sono un buon investimento!”.
Terzo assoluto e davanti ai monoscafi, una classe che schierava quelli dotati di foil. Di cinque partiti ne è rimasto uno solo…
“L’avevo detto prima della partenza. Barche tutte da scoprire. Si tratta solo di avere il tempo e i mezzi per metterle a punto, ma credo che il futuro sia delle barche volanti, mono e multiscafi”.Torniamo alla prima domanda: e adesso che si fa?

“Caro mio, adesso mi vivo questo momento magico”.
Nel caso lo proponessero si sente pronto a guidare un team italiano alla Volvo Ocean Race?
“Io vivo in Francia, ma sono italiano. Certo sarebbe bello un team italiano al giro del mondo. Sarebbe un bel progetto e credo di avere accumulato un bagaglio di esperienze e conoscenze abbastanza importante. Questa vittoria è solo l’ultimo passo di un percorso. Sì, direi di sì. Credo di sentirmi pronto se me lo chiedessero. Certo gli allenamenti non li farei sul lago di Garda, con tutto il rispetto per gli amici gardesani. Io, per fare il navigatore oceanico, mi sono trasferito appunto sull’oceano!”
Grazie Giancarlo Pedote. E, tanto per inquadrare meglio il personaggio le sue parole d’ordine sono: dedizione, determinazione, perfezione.
Vela, Pedote oltre la Transat Fabre: “Pronto al giro del mondo”ultima modifica: 2015-11-16T10:27:30+01:00da matteuzzo2001
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